fbpx skip to Main Content
Tra Percezione E Realtà: Anche Il Veneto è Terra Di Mafia

Tra percezione e realtà: anche il Veneto è terra di mafia

Così come il Nordest negli anni ’80 non si era accorto di aver tenuto a battesimo la quarta mafia, quella di Felice Maniero, salvo risvegliarsi nel 1995 con le confessioni dell’ex boss della banda del Brenta che confessava centinaia di rapine, decine di omicidi e tonnellate di droga spacciata, adesso non si è accorto di essere diventato “Mafia Valley”, un territorio cioè che le organizzazioni criminali giudicano perfetto per radicarsi e non più solo per riciclare. Qui ci sono le condizioni migliori in assoluto per le mafie, così come nella Silicon Valley ci sono le condizioni migliori per le start up.

Qui ci sono le condizioni migliori in assoluto per le mafie, così come nella Silicon Valley ci sono le condizioni migliori per le start up Condividi il Tweet

E ciò è talmente vero che ad Eraclea è nato ed ha prosperato quel clan dei casalesi che ha messo insieme il know how mafioso con le competenze professionali di imprenditori, commercialisti, avvocati e funzionari di banca del Veneto orientale, che non vedevano l’ora di trovare le scorciatoie della criminalità organizzata per “far schei”. Per la prima volta, dunque, con Eraclea non siamo più in presenza di “importazione” di malavita, come ai tempi di Felice Maniero, quando i soggiornanti obbligati sono stati portati in Veneto ad “insegnare” i trucchi del mestiere, ma di genesi in loco dell’organizzazione criminale. Che si fa forte di un ambiente che non solo tollera, ma incoraggia il malaffare.

Così Luciano Donadio tra Caorle, Eraclea e Jesolo era arrivato a controllare 65 cantieri contemporaneamente con gli uomini della sua banda. Ma il processo contro il clan dei casalesi di Eraclea è solo uno dei tanti. C’è il processo al clan Bolognino che riciclava tonnellate di euro al Nord grazie ad imprenditori come Federico Semenzato della Sogeco, affermata impresa nel settore ferroviario; poi il processo Aemilia alla cosca Grande Aracri che aveva forti interessi anche in Veneto per non parlare dei Giardino o dei Multari.

Insomma per dirla in due parole, dal lago di Garda fino a Chioggia, da Venezia fino a Caorle non c’è posto che non debba fare i conti con mafia, camorra e ‘ndrangheta.

Da Venezia fino a Caorle non c'è posto che non debba fare i conti con mafia, camorra e 'ndrangheta Condividi il Tweet

Basti dire che le interdittive antimafia contro aziende infiltrate sono aumentate nel 2020 del 67 per cento rispetto al 2019. E le segnalazioni di operazioni sospette della banca d’Italia sono state 4.275 nel primo semestre 2020 (+2,4 per cento rispetto al secondo semestre 2019). La tragica realtà di un Nordest pesantemente infiltrato – esattamente come la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna – purtroppo di scontra da sempre con il negazionismo tipico della politica veneta. Qui si pensa che la mafia sia solo d’importazione e che sia sufficiente utilizzare l’arma della repressione. Anche con Felice Maniero si è sottovalutato il pericolo e nel frattempo il bandito era riuscito a mettere in piedi la più numerosa, la più ricca e la più feroce impresa criminale mai nata nel Nord Italia. Il risveglio anche stavolta rischia di essere drammatico.

Lo studio di Demos & Pi per Il Gazzettino si può leggere qui

Back To Top