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Le Elezioni Regionali E Le Mafie

Le elezioni regionali e le mafie

La politica e le mafie

Il tema della mafia ha fatto timidamente capolino nella campagna elettorale per le elezioni regionali. Grazie alle ultime inchieste della magistratura, la rinnovata attenzione da parte dei mass media e una vivace attività associativa antimafia, di mafia un poco si è parlato: le forze del centrosinistra – Il Veneto che Vogliamo e il Partito Democratico – hanno insistito con più forza sul tema anche in funzione di critica all’operato dell’amministrazione regionale uscente, tuttavia è importante notare come l’argomento sia stato viceversa utilizzato, anche da Lega e Fratelli d’Italia, per attaccare l’operato del governo centrale giudicato troppo “lassista”.

D’altronde anche l’amministrazione regionale ha voluto dimostrare con l’applicazione della legge
regionale 48/2012, l’attenzione verso questo tema promuovendo politiche di prevenzione primaria come attività di educazione alla legalità nelle scuole o con il coinvolgimento di corpi sociali intermedi in complessi meccanismi di protocolli e impegni incrociati. Tutto questo malgrado il fallimentare bilancio di quattro anni di attività dell’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata.

Cosa potrebbe fare la politica regionale

Le mafie sono una realtà molto complessa costituita da un intreccio di aspetti economici, imprenditoriali, politici, relazionali e culturali cui fa da sfondo la costante minaccia fisica e psicologica.
La risposta delle istituzioni, pertanto, se vuole risultare efficace ed orientata ad una reale soluzione del problema, non può che essere altrettanto articolata nello sforzo di incidere sui diversi aspetti fondativi della forza delle mafie: collusione politica, complicità col mondo imprenditoriale, transazioni finanziarie e riciclaggio del denaro derivante dai traffici illeciti, uso della violenza, consenso sociale diffuso,  mmaginario sociale che esalta la realtà mafiosa.

La criminalità economica – di matrice mafiosa o meno – non è un fenomeno «deviante», ma un indicatore preciso di una patologia estesa del sistema politico ed economico. Un esempio: non si possono, a nostro avviso, comprendere fenomeni macroeconomici come l’iper produzione edilizia dei primi anni degli anni duemila senza tenere presente fenomeni corruttivi o di riciclaggio del denaro.

Le mafie devono la loro specificità e la loro forza al contesto sociale favorevole che le circonda.
Per attuare una significativa lotta alle mafie è fondamentale uscire dalla «sindrome dell’autore» pensando cioè che arrestando gli autori si possa ridurre la criminalità, concentrando l’attenzione sulla propensione degli individui invece che sulla cura dei luoghi e dei contesti dove i crimini attecchiscono.

La Regione grazie alle vitali funzioni demandate quali la programmazione ed il coordinamento è potenzialmente in grado di delineare delle politiche complesse offrendo un importante valore aggiunto nella lotta alla criminalità organizzata.
Si tratta ovviamente di uno sforzo in termini di policy molto più complesso e ingrato, in termini di visibilità, di quanto attuato nel comparto della sicurezza urbana dove si sono ricercate facile scorciatoie securtarie.

Occorre predisporre strumenti sensati di programmazione [cave, energia, paesaggio, rifiuti speciali…] che contengano gli indirizzi, gli obiettivi strategici, le indicazioni concrete, gli strumenti disponibili, i riferimenti legislativi e normativi, le opportunità finanziarie, i vincoli, gli obblighi e i diritti per i soggetti economici operatori di settore, per i cittadini.

Sarebbe indispensabile che il nuovo Consiglio Regionale affrontasse questa questione in modo chiaro e trasparente, definisca le priorità infrastrutturali e strategiche, la pianificazione in accordo con le amministrazioni locali regionali e le parti sociali, selezioni i bisogni reali.
Con tempi lunghi la politica può fare molto se riconsidera alcune politiche che hanno, viceversa, reso fertile il terreno per l’incontro tra pezzi di imprenditoria, della politica e delle professioni a vantaggio di ristretti circuiti di potere.

In generale occorre promuovere politiche di sicurezza integrata in cui la variabile antimafia concorra a delineare le singole politiche regionali. A questo proposito bisogna dare impulso al lavoro della cabina di regia prevista all’art. 3 del DGR n. 1052 del 30 luglio 2019, importante tassello applicativo della Legge Regionale 48/2012 e che contiene diversi spunti interessanti.

Ma da subito la Regione potrebbe dare seguito a 6 azioni significative in grado di incidere in alcuni dei settori significativi per il contrasto alla criminalità organizzata

Le sei mosse:

– Creazione di una stazione unica appaltante

Pur essendo oggetto di un riferimento esplicito all’articolo 6 della legge regionale la cui disciplina è rimessa ad un successivo regolamento amministrativo regionale, ad oggi non si è proceduto verso una stazione unica appaltante regionale in grado di gestire con competenza, trasparenza e tempestività complesse procedure.

– Promozione dei Patti d’Integrità

Il Patto di Integrità è un contratto legale che definisce un processo atto a favorire la piena trasparenza della procedura d’appalto e il coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle risorse pubbliche. Il Patto di Integrità viene sottoscritto dalla stazione appaltante, dagli operatori economici che partecipano alla gara e da un organismo di controllo indipendente. Tale organismo indipendente è un’organizzazione della società civile che ha il compito di coinvolgere cittadini e portatori di interesse locali nel controllare che le parti coinvolte rispettino gli impegni, monitorando le varie fasi della procedura d’appalto. Tale sistema di monitoraggio, oltre a prevenire forme di corruzione, garantisce il rispetto delle tempistiche e delle procedure definite, evitando sprechi di risorse pubbliche dovuti a maggiori tempi e costi di realizzazione delle opere. Inoltre contribuisce a creare un meccanismo di fiducia e di coesione tra le parti in causa nella gestione di un appalto pubblico. Il Patto di Integrità è un contratto legale che definisce un processo atto a favorire la piena trasparenza della procedura d’appalto e il coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle risorse pubbliche.

– Stop alle procedure straordinarie

Chiudere con la stagione dell’emergenza e delle procedure straordinarie nella conduzione delle opere pubbliche [Pedemontana Veneta, Valdastico Nord, Tav in primis].
Procedure che, come denunciato dalla Corte dei conti, hanno provocato una «mutazione – per così dire “genetica” – delle ordinanze di protezione civile […], provocando una marginalizzazione dei procedimenti di affidamento normativamente previsti [codice dei contratti] e l’esclusione degli organi di controllo come la Corte dei conti o l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici». Ricordiamo anche, a questo proposito, che l’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici nel 2009 sottolineava: «Si rappresenta il timore che il sistematico ricorso a provvedimenti di natura emergenziale, celando l’assenza di adeguate strategie di intervento per la soluzione radicale del problema, si risolva in una sistematica ed allarmante disapplicazione delle norme del codice degli appalti».

– Contrasto al gioco d’azzardo

Favorire e indirizzare l’intervento amministrativo degli enti locali attribuendo ai comuni la potestà di introdurre nei pertinenti regolamenti regimi specifici per regolare le distanze tra luoghi dell’azzardo autorizzabili e luoghi sensibili quali ospedali e scuole.

– Sostegno alle aziende sequestrate e al reimpiego dei beni confiscati

Dotazione di specifici contributi per favorire e sostenere la continuità lavorativa delle aziende sequestrate e non ancora confiscate, al fine di salvaguardare il patrimonio produttivo e occupazionale esistente”. Un fondo andrà costituito al fine di facilitare l’accesso al credito da parte degli assegnatari dei beni confiscati e quanto nell’ottica di accompagnamento al riutilizzo a fini sociali.

– Contrasto dei conflitti d’interesse

Piena implementazione delle misure contenute nella legge 190/2012 al fine di rafforzare i meccanismi di imparzialità degli amministratori e dei dirigenti eliminando situazioni di conflitto di interesse e predisponendo norme sull’inconferibilità e l’incompatibilità di incarichi, con ciò contrastando fenomeni corruttivi. La medesima intransigenza andrà indirizzata ai consulenti.
Non è possibile assistere ai casi di importanti consulenti della Regione che ricoprono ruoli in aziende interessate alle materie oggetto della consulenza (vedi l’Avv. Barel, socio di Numeria, immobiliare presente negli interventi sul litorale del Veneto orientale e consulente della Regione in materia urbanistica)-

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